Lo sguardo di Dio dà luce e non mi giudica
Politica e cultura

Il cieco che guida il cieco, Sebastian Vrancx, Olio su pannello, Christie's Londra
Quando Dio creò il mondo “vide” che era bello e buono, e sussultò di gioia anche davanti ad Adamo perché “vide” in lui le sue infinite possibilità, “vide” la sua luce nonostante le ombre. L’occhio di Dio sa vedere il fiore nel seme, la spiga nel chicco e la promessa di futuro che ognuno porta in sé, racchiusa nel cuore.“Si cresce solo se si è sognati” scriveva Danilo Dolci e Dio sogna, eccome se sogna: Lui sogna sempre in grande quando ci guarda. Io invece perché mi ostino a cercare le ombre anziché la luce? I miei occhi, accecati dalle schegge del rancore o della rabbia, oppure appannati dalla malinconia e dalla angoscia, distorcono la realtà, la trasfigurano, proiettano sull’altro i miei fantasmi: e allora le mancanze e gli errori degli altri mi sembrano un’onda minacciosa pronta a farmi affogare, un masso in bilico messo là apposta per schiacciarmi.
Vedo ciò che non c’è e ne ho paura; non mi accorgo che quel che sto guardando è il risultato di una visione falsa, contraffatta da ciò che mi porto dentro, dalla mia imperfezione che è del tutto uguale, se non maggiore, a quella del mio fratello o della mia sorella. Ipocrita, sì, e anche presuntuoso. Mi dò arie di saggio, di esperto, di maestro, dispenso consigli, suggerimenti e risoluzione di problemi come se avessi in pugno la verità; dimenticando che in me c’è lo stesso buio, lo stesso tremare davanti alla vita, l’identica possibilità di sbagliare, sono un “cieco che guida un altro cieco”. Quando Dante nell’Inferno incontra il suo maestro, Brunetto Latini, gli si rivolge dicendogli: “M’insegnavate come l’uomo s’etterna”: il vero maestro insegna come diventare unico, straordinario nella propria umanità, pienamente se stesso.
Qui sta la nostra eternità. L’occhio di Dio mi vede così: mi dà luce, mi dà respiro, mi regala profumo di eterno, di “per sempre”. Vorrei avere gli occhi di Dio, capaci di sognare e non di giudicare, capaci di guardare oltre tutte le pagliuzze e scovare in me e negli altri il tesoro buono, quello che ognuno si porta dentro, nascosto in fondo al cuore.“Un pozzo molto profondo è dentro di me. E Dio c’è in quel pozzo. Talvolta mi riesce di raggiungerlo, più spesso è coperto da sassi e sabbia: allora Dio è sepolto. Bisogna di nuovo che lo dissotterri”, scriveva Etty Hillesum. Ci vogliono mani da minatore e uno sguardo che illumina con occhi spregiudicati, insomma esperti nel sognare.
Luigi Verdi avvenire.it