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Che fatica accettare un Dio fragile e affamato - GRAVINAOGGI

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Che fatica accettare un Dio fragile e affamato

Politica e cultura
Le tre tentazioni di Cristo, Affresco dipinto da Sandro Botticelli, Cappella Sistina, Vaticano

Sì, certo: se potessi tramutare tutte le pietre in pane risolverei ogni problema ed eliminerei così la fame dalla terra; e se possedessi tutti i regni del mondo allora chiaramente sterminerei i cattivi e lascerei vivere solo le brave persone; e se potessi ordinare a Dio tutto ciò che deve fare al momento giusto, allora certo tutti cadrebbero in ginocchio e mi adorerebbero. Che vita facile con un Dio così, un Dio pronto a risolvere i problemi personali, politici e religiosi di ognuno; e quanto sarebbe stata più facile anche la vita di Gesù, accompagnata dalla potenza sfarzosa di questi segni. Ma il Dio che ci ha portato Gesù non è così: difficile per noi accettare un Dio povero, un Dio che non provvede ai bisogni dell’uomo seguendo le nostre logiche così umane, troppo umane, quasi diaboliche. Quanto è incomprensibile per noi un Dio fragile, reso fragile dall’amore. Lui, come noi, che soffrì il morso di tutte le tentazioni, Lui come noi che ebbe fame nel deserto e paura davanti alla morte. Non chiede sconti Gesù, vero uomo fin nelle fibre più sottili della sua carne, dove carne significa debolezza e non dominio. La tentazione è sempre una questione di scelta, una scelta tra due amori o tra due strade: la scorciatoia facile della arroganza sugli altri e sulle cose
 e quella invece della vita da figlio, che riceve e condivide, che ringrazia e ama, che sa che può fidarsi, sempre. Le tentazioni di Gesù sono tutti i nostri miraggi, tutte le illusioni che ci affascinano, i canti di sirene che ci ammaliano e ci fanno credere che si può essere felici senza sforzo e senza gli altri. Per questo è sconcertante Gesù, per noi che pensiamo di trionfare solo vincendo, per noi che ci difendiamo solo aggredendo, per noi che continuiamo a sognare un Dio che non somiglia agli uomini e alle donne di ogni tempo. E la tentazione più subdola, quella che ogni giorno ci consuma e mette a dura prova la nostra fede, è che un Dio così, affamato, fragile, povero, fatichiamo ad accettarlo: impregnati come siamo dalla smania del successo diventa quasi un Dio inaffidabile, inutile. Un Dio gettato nel solco dell’umanità, pestato, tradito, abbandonato, ma che continua ad amare; libero, ma che continua ad obbedire, venuto per servire e non per schiacciare. Ci lascia sbigottiti, increduli. Reso fragile dall’amore appassionato, innamorato della nostra povera terra Lui sì che riesce a fare il solo miracolo degno di questo nome: una carezza di luce, che raccoglie nei suoi occhi ogni speranza d’infinito.
Luigi Verdi avvenire.it



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